A cura della redazione State of Mind

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Il dubbio ossessivo nelle relazioni si presenta nella forma di pensieri intrusivi, frequenti e ripetitivi che mettono in dubbio una relazione sentimentale che la persona sta vivendo. Ad esempio: “sono sicura di amarlo davvero ?”, “Potrebbe/potrei essere più felice con qualcun’altro?” “lo amo abbastanza ?”, “Mi amerà davvero ?”, “E’ in assoluto il partner migliore che io possa trovare per me ?”.
Pensieri simili possono attraversare la mente di molte persone che vivono una relazione sentimentale, accompagnati da un certo grado di preoccupazione in merito alla soddisfazione della relazione sentimentale e alla compatibilità con il proprio partner.
Tuttavia se tali pensieri e dubbi ossessivi si presentano molto frequentemente, ripetutamente e intrusivamente, con elevati livelli di ansia e anche in diverse relazioni, possono rappresentare un problema.
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da relazione è una delle modalità specifiche con cui si può presentare il disturbo ossessivo-compulsivo: accanto ai dubbi ossessivi che arrivano nella mente creando un elevato livello di disagio nella persona, possono infatti attivarsi vere e proprie compulsioni che illudono di poter trovare certezza assoluta e inderogabile ai dubbi che emergono riguardo il partner e la relazione.
Le compulsioni possono quindi tradursi in veri e propri test/verifiche cui la persona si sottopone per confermare la certezza dei propri sentimenti. Un esempio potrebbe essere: “Se ogni sera non sento il desiderio di avere un rapporto sessuale con lui, significa che non lo amo davvero” oppure “Il fatto che l’altro giorno io sia stata più taciturna con lui non mi fa stare tranquilla e forse significa che non lo amo”, “Se provo irritazione in alcuni momenti, non è la persona giusta”. In altre parole, si verifica un’iperfocalizzazione attentiva sui propri stati interni mentre si è in relazione con il partner, ingenerando distanza e scarso coinvolgimento nel qui ed ora dell’interazione.
In generale, prevale una logica estrema, dicotomica e perfezionista, con un’idealizzazione della relazione e di come si deve stare entro una relazione (doverizzazioni assolute e integrali): non sono ammesse sbavature, è necessario avere certezza totale, non è possibile integrare anche alcuni stati emotivi negativi in una relazione complessivamente positiva.
Il tutto non è esente da costi, ma la persona vive elevati livelli di stress, rimuginio e disagio emotivo che inevitabilmente si riversano nella relazione: la ricerca costante di rassicurazioni attraverso i cosiddetti test si correla a emozioni disfunzionali negative (ad esempio, ansia) che rendono più faticosa la relazione sentimentale. Anche la vita intima sessuale può subire gli effetti di questo rimuginio costantemente carico di dubbi, mantenendo l’attenzione sui pensieri di dubbio e sulla costante verifica di “cosa provo mentre faccio sesso con te”, inficiando inevitabilmente il livello di coinvolgimento autentico e di piacere durante il rapporto. Nella mente, erroneamente convinta che i test abbiano un senso, arriva il risultato: “Non ho provato piacere, ero distaccata, significa che non lo amo”. La persona può anche arrivare a evitare situazioni sociali e intime in cui si attivano i dubbi.
Questi pensieri e vissuti emotivi legati ai dubbi ossessivi sulle relazioni affettive possono emergere in diverse fasi delle relazioni sentimentali, ad esempio in concomitanza di decisioni importanti (es. matrimonio, convivenza), oppure in fasi iniziali quando la persona da single inizia una frequentazione. In questo caso i single faticano nello stabilire e nell’iniziare relazioni sentimentali, e alcuni pensieri tipici possono essere ad esempio, “Sono sicuro che non sto perdendo tempo uscendo con lei?”, “ E se in realtà la stessi prendendo in giro e non arriverò ad amarla a sufficienza?” “Come posso essere certo che non sarei più innamorato di un’altra?”.
Sia all’inizio di una relazione sentimentale che in concomitanza della possibilità di cambiamenti rilevanti può emergere il dubbio ossessivo paralizzante, cioè il timore prendere la decisione sbagliata: e se rimanessi ingabbiato in una relazione sbagliata o se invece mi potessi pentire e rimpiangere per sempre di averla persa?”
La terapia cognitivo-comportamentale può essere di aiuto per comprendere e gestire i meccanismi sottostanti e il funzionamento di questi sintomi ossessivo-compulsivi legati ai dubbi patologici che si insinuano nella persona e nelle relazioni. La terapia può offrire valide possibilità di lavorare sulla regolazione delle emozioni, sulla tolleranza dell’incertezza, sul perfezionismo, sull’autostima e sui processi di presa di decisione all’interno delle relazioni sentimentali.
I sintomi principali includono dubbi ossessivi e paralizzanti sulla validità della propria storia sentimentale e sulla certezza dei propri sentimenti. Questi pensieri sono accompagnati da compulsioni, ovvero verifiche continue e test mentali volti a ottenere una sicurezza assoluta che, nella realtà, è impossibile da raggiungere.
Molte persone provano occasionalmente dubbi sulla propria compatibilità di coppia, ma nel ROCD questi pensieri sono estremamente frequenti, intrusivi e generano un livello di ansia debilitante. La differenza risiede nella natura ossessiva del pensiero, che diventa un tormento costante capace di influenzare negativamente la vita quotidiana e il benessere del partner.
Il percorso più efficace è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che offre strumenti scientifici per gestire i meccanismi di ansia e rimuginio. La terapia aiuta il paziente a tollerare l'incertezza intrinseca in ogni legame affettivo, migliorando l'autostima e riducendo il bisogno di testare costantemente la relazione.
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