A cura della redazione State of Mind

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Lavorare ci pone delle sfide pratiche e relazionali che, se per certi versi percepiamo come stimolanti a livello personale e professionale, per altri possono trasformarsi in importanti fonti di stress.
In quest’ultimo caso può diventare logorante affrontare le giornate lavorative, che si fanno così sempre più connotate da ansia, frustrazione, rabbia e preoccupazioni. In questo caso si può parlare di burnout.
Il termine burnout è un termine di origine anglosassone che letteralmente significa esaurimento, crollo o surriscaldamento e che dà chiaramente l’idea di ciò che contraddistingue chi vive tale condizione.
Con burnout si fa quindi riferimento allo stress sperimentato nel contesto lavorativo e/o derivante da esso, che determina un malessere psicofisico ed emotivo, accompagnato da vissuti di demotivazione, di delusione e di disinteresse con concrete conseguenze per l’individuo, non solo sul piano lavorativo, ma anche personale e sociale (Scaramagli, 2016).
Il burnout non si manifesta all’improvviso. La sua natura è molto più insidiosa, si fa strada in noi nel tempo, un po’ alla volta, rendendolo così molto più difficile da riconoscere (Bourg Carter, 2013).
Il burnout si può manifestare a diversi livelli (Scaramagli, 2016):
L’OMS, basandosi sulla descrizione del burnout di Maslach e Jackson (1981), ad oggi la più riconosciuta in ambito clinico e accademico da professionisti e studiosi, ha elencato le tre dimensioni che caratterizzano il burnout. Secondo alcuni autori (i.e.Bourg Carter, 2013), a ciascuna delle tre, potrebbero ricondursi determinati segni (condizioni oggettivamente osservabili) e/o sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente dal paziente).
Le tre dimensioni sono le seguenti.
Svegliarsi la mattina diventa difficile, i compiti prima semplici sono ora svolti con grande difficoltà, il weekend non basta a recuperare energie (il vissuto è simile a quello depressivo e per questo motivo risulta importante non fare autodiagnosi ma rivolgersi sempre ad un professionista).
Segni e sintomi legati all’esaurimento fisico ed emotivo:
Si diventa particolarmente insofferenti verso gli altri (colleghi, superiori, clienti, pazienti, ecc), diminuiscono l’empatia e gli atteggiamenti compassionevoli. Le persone con cui si interagisce nella propria professione smettono di essere persone. Si diventa particolarmente cinici e si può iniziare a trattare male gli altri. Si entra in una spirale di negatività.
Segni e sintomi legati alla depersonalizzazione:
Sentirsi esausti porta a peggiori performance lavorative. Ciò porta le persone in burnout a sentirsi ansiose per la qualità delle loro prestazioni e a perdere fiducia nelle proprie capacità. Maslach e Jackson descrivono questo terzo segno distintivo del burnout: “I lavoratori si sentono insoddisfatti di se stessi e insoddisfatti dei risultati ottenuti sul lavoro”.
Segni e sintomi legati alla ridotta percezione dell’efficacia personale :

Secondo un sondaggio del 2022 dell’American Psychological Association, oltre il 50% dei lavoratori ha riferito di soffrire attualmente di burnout. Esaurimento e burnout sono oggi ai massimi storici.
Tra le professioni più colpite si segnalano le professioni di aiuto, ovvero medici, infermieri, educatori, psicologi, ecc.
Gli operatori sanitari più a rischio sono coloro che si occupano di oncologia, AIDS e pazienti sieropositivi. Anche gli insegnanti possono subire il burnout, nella difficoltà a rapportarsi agli alunni, nell’insensibilità verso i loro problemi, nella percezione di inefficacia del loro insegnamento; gli insegnanti di sostegno hanno maggiore probabilità di subire il burnout per via delle più ore di lavoro, dello stress e del grado di disturbo dell’allievo (La Gona, 2021).
Tuttavia la sindrome del burnout è stata inizialmente associata alle professioni sanitarie e assistenziali, per poi essere riconosciuta come associata a qualsiasi contesto lavorativo con alte condizioni stressanti e pressanti come ad esempio posizioni di grande responsabilità lavorativa.
Pur non trattandosi di una professione, anche il caregiver può essere soggetto a burnout. Con il termine caregiver si fa riferimento a chi si occupa di assistere persone malate, generalmente familiari. Esempi di caregiver possono essere i figli che si dedicano all’assistenza di un genitore con demenza oppure i genitori che si occupano dell’assistenza di un figlio disabile. Quando il burnout colpisce i caregiver, si parla di caregiver burden.
Il caregiver burden è caratterizzato da un’ampia sintomatologia che comprende stati di ansia, umore depresso, disturbi del sonno ed un generale malessere emotivo che si ripercuote su più ambiti di vita del caregiver, incidendo negativamente sulla sua qualità di vita globale (Recanatini, 2021).
Ognuno di noi, chi più chi meno, in alcuni periodi della propria vita, si ritrova ad affrontare giornate lavorative particolarmente stressanti. Il burnout tuttavia non è semplicemente il risultato di lunghe ore di lavoro o di troppi compiti da gestire, sebbene entrambi questi aspetti possono avere comunque un ruolo importante.
Il burnout si verifica molto spesso quando una persona ha la sensazione di avere poco controllo sul proprio lavoro, in ufficio o a casa, o gli viene chiesto di completare compiti che sono in conflitto con i propri valori.
Secondo la massima esperta nel campo del burnout, la Dott.ssa Christina Maslach, il burnout può essere dovuto a sei tipologie di problematiche:
È chiaro che il burnout, da quanto detto finora, sia differente dal “semplice” stress. È il risultato di uno stress cronico prolungato che la persona non riesce a gestire perché non dispone delle strategie di coping di cui ha bisogno. E come altre forme di stress cronico, può avere notevoli effetti sulla salute. Tra queste, come abbiamo visto, troviamo: difficoltà del sonno, pensieri suicidari, cambiamenti nelle abitudini alimentari, tensione muscolare e dolori fisici, uso e abuso di sostanze (Young, 2022).
Gli effetti del burnout si estendono anche ben oltre l’individuo, soprattutto quando il burnout colpisce un caregiver o una persona che svolge una professione di assistenza. Gli effetti del burnout sugli altri includono:
Il burnout è dunque un legittimo problema di salute mentale, con implicazioni di vasta portata per le imprese, gli operatori sanitari e le famiglie. Il burnout che viene ignorato può portare a diagnosi di ulteriori disturbi mentali, peggioramento della salute fisica, conflitti familiari e scarse prestazioni lavorative (ibidem).
La Dott.ssa Kaytee Gillis (2022), psicoterapeuta e autrice, ha elencato i 15 segnali che potrebbero indicare la possibile presenza di burnout:
Il burnout è un problema rilevante di salute mentale, che è sempre bene affrontare con l’aiuto di un esperto. Vi sono comunque alcune strategie che possono aiutare a vivere meglio (Hendriksen, 2021):
Il burnout è spesso un segno di disfunzione organizzativa o sociale, e non solo un problema individuale. Ciò significa che sarebbe necessario un approccio multilivello per garantire un intervento efficace. Tale tipo di intervento dovrebbe avvalersi di:
Da un punto di vista individuale, la psicoterapia può risultare di grande aiuto soprattutto quando il burnout porta allo sviluppo di altri problemi come depressione e ansia. La terapia può anche essere utile per identificare la causa principale del burnout e in che misura è possibile controllarlo. La ricerca suggerisce che la terapia cognitivo comportamentale e le strategie basate sulla consapevolezza, come la mindfulness, possono rivelarsi particolarmente utili nei casi di burnout.
La persona in burnout manifesta un profondo svuotamento delle proprie risorse emotive (esaurimento), un atteggiamento distaccato, freddo o cinico verso il lavoro e i colleghi (depersonalizzazione) e la sensazione frustrante di non essere più capace o efficiente nel proprio ruolo.
Secondo la scienziata Christina Maslach, il burnout si innesca quando sul posto di lavoro falliscono sei fattori: un carico di lavoro gestibile, la sensazione di avere controllo sulle proprie mansioni, il riconoscimento dei meriti (economici e psicologici), un clima di equità, il supporto sociale tra colleghi e l'allineamento tra i compiti richiesti e i propri valori etici.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale è l'approccio d'elezione. Aiuta il lavoratore a riconoscere i segnali fisici e mentali dello stress, a ridefinire confini sani tra vita privata e professionale, a modificare i pensieri disfunzionali (come il perfezionismo clinico) e ad apprendere tecniche efficaci di rilassamento e gestione delle emozioni.
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