July 5, 2026

Lutto prolungato

Quali sono i fattori di rischio?

A cura della redazione State of Mind

Punti chiave

  • Il lutto è un'esperienza naturale, ma per il 5-10% delle persone può evolvere in un disturbo da lutto prolungato, caratterizzato da sofferenza intensa e persistente.
  • Si manifesta con nostalgia pervasiva, disgregazione dell'identità, senso di incredulità, evitamento dei ricordi, solitudine e percezione di una vita priva di significato.
  • Per la diagnosi di disturbo da lutto prolungato, i sintomi devono risultare debilitanti e persistere per almeno 6 mesi dalla perdita.
  • La presenza di sintomi depressivi antecedenti la perdita e l'esperienza del lutto anticipatorio (sofferenza durante malattie terminali) aumentano significativamente il rischio.
  • Tra i fattori considerati predisponenti ci sono lo stile di attaccamento ansioso e il numero di perdite pregresse.
  • Il rischio è maggiore in caso di morti violente e inaspettate o se la perdita riguarda un figlio o il partner.
  • L'identificazione precoce dei segnali di allerta e la psicoterapia cognitivo-comportamentale sono fondamentali per prevenire la cronicizzazione della sofferenza.

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INDICE

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Il lutto: tra normalità e diagnosi

Ogni anno, nel mondo, muoiono oltre 60 milioni di persone (Our World in Data; The World Counts). Se immaginiamo che ogni decesso possa avere conseguenze in media su tre persone che si trovano ad affrontare il lutto, quasi 200 milioni di individui ogni anno soffrono per la perdita di una persona cara.

Il lutto è un’esperienza naturale e universale, e nella maggior parte dei casi le persone riescono ad adattarsi alla perdita (Bonanno & Malgaroli, 2020), mettendo in campo risorse e una buona capacità di resilienza, attraverso un percorso in cui la sofferenza si attenua gradualmente con il passare dei mesi fino a giungere all’accettazione della perdita e all’adattamento della persona a un mondo nel quale mancherà per sempre la persona defunta (Nielsen et al., 2019). Il lutto tende a risolversi attraverso un processo di accettazione che secondo alcuni autori implica diversi stadi, tra cui l’ acquisizione di consapevolezza della perdita e delle sue conseguenze, la ridefinizione delle aspettative sul sé e sugli altri, degli obiettivi e dei progetti personali entro i confini di un presente e futuro senza il proprio caro (Dell’Osso et al., 2013).

Tuttavia, per una minoranza non trascurabile  (circa il 5–10% delle persone) il lutto può diventare intenso e persistente con un impatto significativo sul benessere e sulla qualità della vita della persona che ne soffre (Lundorff et al., 2020). Tanto che nei due principali manuali statistico diagnostici nell’ambito della salute mentale, e cioè l’ICD-11 e il DSM5-TR è stata inserita una specifica diagnosi per riconoscere tale condizione, che assume il nome di  “disturbo da lutto prolungato” (in inglese, Prolonged Grief Disorder).  

Che cosa si intende per disturbo da lutto prolungato?

Il disturbo da lutto prolungato è caratterizzato da una risposta alla perdita di una persona cara che implica intensa tristezza e nostalgia per il defunto, preoccupazioni persistenti in relazione a pensieri o ricordi riguardanti il defunto e almeno tre dei seguenti sintomi: disgregazione dell’identità (sentirsi come se una parte di se stessi sia morta), senso di incredulità per la morte, evitamento dei ricordi, intenso dolore emotivo, difficoltà a reinserirsi nelle proprie relazioni e attività abituali, insensibilità emotiva, percezione di una vita priva di significato e intensa solitudine. Tale disturbo differisce da una normale risposta al lutto sia per la gravità delle reazioni che lo caratterizzano – sproporzionate rispetto alle norme sociali, culturali e religiose di riferimento, tanto da risultare debilitanti – sia per la durata (almeno 6 mesi, secondo i criteri dell’ICD-11).

Quali sono i fattori di rischio per il disturbo da lutto prolungato?

Secondo la letteratura scientifica alcuni fattori specifici esporrebbero maggiormente la persona al rischio di sviluppare un disturbo da lutto prolungato. In particolare, una recente review sistematica e metanalisi ha raccolto le evidenze di 120 ricerche che si sono occupate di questa tematica e hanno coinvolto più di 60.000 persone (Buur et al., 2024).

I fattori di rischio sono dunque alcune caratteristiche psicologiche, demografiche, contestuali e sociali che possono aumentare la probabilità di sviluppo di una certa condizione patologica.

Tra i fattori di rischio che sembrano avere un peso molto rilevante nel favorire un successivo esordio di disturbo da lutto prolungato ritroviamo alcune condizioni psicologiche antecedenti il lutto. In primis, la presenza di sintomi depressivi già presenti prima della perdita della persona cara, è un fattore che predispone in maniera significativa al disturbo da lutto prolungato. Inoltre, anche l’esperienza del lutto anticipatorio, ovvero quell’esperienza emotiva pre-perdita per cui la sofferenza per la perdita inizia già durante lunghe malattie terminali e degenerative; in queste situazioni, i sintomi del lutto si manifestano già quando la persona cara è ancora in vita.

Altre variabili sono risultate significative, seppure con correlazioni più deboli, con la successiva condizione di lutto prolungato. Tra queste, riguardo le caratteristiche individuali della persona ritroviamo uno stile di attaccamento ansioso, il genere femminile, l’essere single, un basso livello di istruzione, una condizione di basso reddito. Anche il numero di perdite e lutti già subiti in precedenza sembra avere un peso abbastanza significativo nell’influenzare la probabilità di andare incontro a un disturbo da lutto complicato.

Inoltre, alcuni fattori hanno a che fare con le circostanze della morte, ad esempio le condizioni di morte violenta e inaspettata risultano essere più probabilmente associate al lutto complicato; inoltre, se la perdita riguarda un figlio o il partner tale fattore influenza una maggiore probabilità di sviluppo del disturbo da lutto complicato.

Individuare precocemente le fragilità e le condizioni di rischio

L’individuazione precoce di quei fattori che possono incentivare lo sviluppo di una condizione patologica e/o aggravarne il quadro è di importanza fondamentale per intercettare tempestivamente i soggetti più a rischio di sviluppare un disturbo da lutto prolungato a seguito della perdita di una persona cara. Riconoscere i segnali di allerta non è sufficiente, ma è necessario agire precocemente fornendo supporto attraverso interventi evidence-based per favorire un recupero del benessere psichico e per evitare la cronicizzazione della sofferenza e delle conseguenze negative.

FAQ

QUANDO IL LUTTO NORMALE DIVENTA UN DISTURBO DA LUTTO PROLUNGATO?

Il lutto diventa patologico quando la risposta alla perdita è sproporzionata rispetto alle norme culturali e dura da almeno 6 mesi. A differenza del lutto naturale, in cui il dolore si attenua gradualmente, il disturbo da lutto prolungato comporta un'intensità costante di tristezza, nostalgia e una marcata difficoltà a reinserirsi nelle attività quotidiane.

QUALI SONO I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO PER IL LUTTO COMPLICATO?

I fattori più rilevanti includono la presenza di depressione prima della perdita, aver vissuto un lutto anticipatorio e le circostanze del decesso, come una morte improvvisa o violenta. Anche variabili demografiche come un basso livello di istruzione e l'aver subito numerosi lutti in precedenza possono influenzare negativamente la capacità di adattamento.

COME SI CURA IL DISTURBO DA LUTTO PROLUNGATO?

La strategia più efficace è la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), che utilizza tecniche specifiche per favorire l'accettazione della perdita e la ridefinizione dei propri obiettivi di vita. Intervenire tempestivamente attraverso modelli clinici qualificati è essenziale per evitare che la sofferenza diventi cronica e comprometta definitivamente la qualità della vita.

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Bibliografia
  • Buur C, Zachariae R, Komischke-Konnerup KB, Marello MM, Schierff LH, O’Connor M. (2024). Risk factors for prolonged grief symptoms: A systematic review and meta-analysis. Clin Psychol Rev. 2024 Feb;107:102375.
  • Bonanno, G. A., & Malgaroli, M. (2020). Trajectories of grief: Comparing symptoms from the DSM-5 and ICD-11 diagnoses. Depression and Anxiety, 37(1), 17–25.
  • Dell’Osso, L., Carmassi, C., Shear, M.K. (2013). Dal lutto complicato (Complicated Grief) al Persistent Complex Bereavement Disorder. Journal of Psychopathology 2013;19:185-190
  • Lundorff, M., Bonanno, G. A., Johannsen, M., & O’Connor, M. (2020). Are there gender differences in prolonged grief trajectories? A registry-sampled cohort study. Journal of Psychiatric Research, 129, 168–175.
  • Nielsen, M. K., Carlsen, A. H., Neergaard, M. A., Bidstrup, P. E., & Guldin, M. B. (2019). Looking beyond the mean in grief trajectories: A prospective, population based cohort study. Social Science & Medicine, 232, 460–469.
  • Our World in Data. (n.d.). Births and deaths.
  • The World Counts. (n.d.). World death clock – Worldometer

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