A cura della redazione State of Mind

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La perdita di una persona cara può essere fonte di grande sofferenza: non solo significa affrontare la perdita nelle circostanze esterne, ma perdere parte del proprio mondo interno e della propria identità. Può significare perdere una figura di attaccamento.
Con il termine “lutto” si intende il processo che una persona affronta per adattarsi alla morte di una persona cara.
La perdita primaria, cioè la morte della persona cara, può essere correlata a quelle che vengono definite perdite secondarie, conseguenze della perdita primaria (spesso conseguenze pratiche) che ne complicano ulteriormente la portata emotiva e dolorosa.
Secondo alcuni autori (Neimeyer, 2013) il lutto è un processo di ricostruzione di un mondo che la morte del proprio caro ha messo in crisi, si viene a delineare quindi una crisi di significato nella vita della persona in lutto. Chi rimane è chiamato quindi a ridefinire e ricostruire i significati di sé, della propria vita e delle implicazioni della perdita, a fronte dell’irreversibilità della perdita.
Per adattarsi alla perdita, la persona in lutto passa attraverso la riorganizzazione della propria relazione con la persona defunta (Rando, 1995).
Molti modelli teorici hanno descritto il processo di lutto identificando diverse fasi (Freud, 1917; Kubler-Ross e Kessler, 2014).
Kubler-Ross e Kessler (2014) ad esempio hanno identificato 5 fasi nel processo di elaborazione del lutto:
Tuttavia, secondo Rando (1993), le persone non attraversano necessariamente in sequenza le diverse fasi del lutto, ma piuttosto manifestano molteplici e complesse reazioni emotive, fisiche, cognitive e comportamentali che rientrano in tre macro-categorie o fasi che descrivono il processo di lutto e di accettazione e adattamento alla perdita:
Tali fasi si manifestano nei tempi, intensità e nelle modalità con estrema variabilità interindividuale nell’affrontare un lutto.
Le reazioni emotive alla morte di una persona cara possono essere estremamente intense e difficili da comprendere, senza per questo essere considerate sintomi patologici. Anche sentire il bisogno di parlare e cercare il modo di comunicare con la persona defunta o portare con sé oggetti appartenuti che lo ricordano, oppure evitare oggetti e situazioni che lo ricordano, possono essere reazioni comportamentali per affrontare la perdita.
Tra le reazioni emotive, oltre a shock, ottundimento emotivo, tristezza, solitudine e struggimento, possono emergere vissuti di rabbia e di colpa. La rabbia può essere dislocata verso altri nel tentativo di cercare una causa a quanto accaduto, o verso sé stessi, e si correla spesso a un senso di impotenza di fronte all’ineluttabilità della perdita. I vissuti emotivi di colpa dell’individuo in lutto possono riferirsi al non esserci stato nel momento del decesso, al non essere o non avere fatto abbastanza prima che la persona morisse, piuttosto che sentirsi responsabile per un errore di omissione o commissione che viene interpretato come causa della morte.
Va sottolineato che la persona in lutto può mostrare sintomi psicobiologici tipici della depressione, quali ad esempio disturbi del sonno, alterazioni dell’appetito, ritiro sociale e tristezza. Un aspetto differenziale è che nel processo di lutto, rispetto a una diagnosi di depressione, non è presente la perdita dell’autostima. Tuttavia, può accadere che le persone che affrontano un lutto sviluppano una depressione maggiore o un disturbo da lutto complicato. Per questo è fondamentale chiedere la consultazione di uno specialista per avviare un’adeguata comprensione diagnostica e piano di trattamento.
Quindi il processo di accettazione di una perdita è un fenomeno molto variabile ed estremamente differente da persona a persona, sia nella durata che nell’intensità, che nelle modalità in cui si prova, si esprime e si condivide il dolore. Può essere utile ricercare comunque il supporto sia nella rete sociale familiare, sia a livello psicologico per facilitare il doloroso e complesso processo di elaborazione del lutto.
Il modello di Kubler-Ross identifica cinque fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione. Tuttavia, la durata e la sequenza di queste fasi sono estremamente variabili: ogni individuo affronta il dolore con tempi e modalità uniche, oscillando spesso tra momenti di stasi e ondate di sofferenza.
Sì, il senso di colpa è una reazione emotiva frequente. Spesso deriva dal pensiero di non essere stati presenti al momento del decesso o di non aver fatto abbastanza durante la vita del caro. Questi vissuti si intrecciano al senso di impotenza tipico di chi deve affrontare l'ineluttabilità della perdita.
Sebbene le intense reazioni emotive siano naturali, è consigliabile consultare uno specialista se il dolore diventa eccessivamente invalidante o se si sospetta un lutto complicato o una depressione maggiore. Il supporto psicologico è utile per facilitare il complesso processo di elaborazione e ricostruire una vita significativa nonostante la perdita.
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