July 22, 2026

Disturbi d'ansia

Quali sono i fattori di rischio?

A cura della redazione State of Mind

Punti chiave

  • L'ansia si distingue dalla paura perché è una reazione a una minaccia futura percepita, mentre la paura risponde a un pericolo reale e immediato.
  • L'ansia è funzionale se moderata, ma evolve in disturbo quando diventa sproporzionata, pervasiva e compromette le attività quotidiane attraverso l'evitamento.
  • I disturbi d'ansia derivano da una complessa combinazione di fattori genetici, biologici, psicologici e ambientali.
  • Avere genitori con disturbi d'ansia o essere cresciuti in ambienti iperprotettivi o trascuranti aumenta significativamente il rischio di sviluppare la patologia.
  • L'ansia può essere indotta anche da patologie somatiche (come l'ipertiroidismo), dall'uso di farmaci o dall'abuso di sostanze (caffeina, alcol, droghe).
  • Uno screening tempestivo e la psicoterapia permettono di migliorare la gestione dello stress e prevenire la cronicizzazione del disturbo.

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INDICE

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Ansia, sintomi ansiosi e disturbi d’ansia

L’ansia è un’emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazione e cambiamenti a livello fisiologico; pur condividendo con la paura aspetti simili dal punto di vista fisiologico, si differenzia perché mentre la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale ed immediato, l’ansia è una reazione emotiva ad una minaccia futura percepita. L’American Psychological Association descrive l’ansia come un’emozione caratterizzata da apprensione, disagio e sintomi corporei di tensione, in cui un individuo anticipa un pericolo imminente, una catastrofe o una sventura (APA Dictionary of Psychology).  Sebbene un certo livello di ansia può essere funzionale per rispondere al pericolo e anche in attività performative che richiedono impegno e attenzione, l’ansia diventa un problema se troppo intensa e sproporzionata, generalizzata e pervasiva dando origine ai disturbi d’ansia. I disturbi d’ansia sono definiti disturbi psichici comuni e includono diversi tipi di disturbi tra cui il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo da panico, il disturbo d’ansia sociale, le fobie specifiche. I disturbi d’ansia spesso impattano sulla quotidianità della persona, ad esempio innescando l’evitamento di certe situazioni. Sottolineiamo però che i sintomi ansiosi non si riscontrano solo entro i quadri dei disturbi d’ansia, ma anche all’interno di altre patologie mentali, quali i disturbi depressivi, i disturbi bipolari, i disturbi legati allo stress traumatico, disturbo da uso di sostanze, disturbi di personalità. Inoltre, va sottolineato che i sintomi ansiosi possono essere indotti da farmaci (es. coricosteroidi) o dall’uso/abuso di determinate sostanze (ad esempio, alcol, amfetamine, caffeina, cocaina, MDMA). Inoltre, i sintomi ansiosi possono essere indotti da specifiche malattie e patologie di carattere medico-somatico (ad esempio, es. ipertiroidismo, altre patologie ormonali, cardiopatie, patologie polmonari).

Quali sono i fattori di rischio per i disturbi d’ansia?

I disturbi d’ansia hanno un’origine complessa e multifattoriale, avendo le loro radici in una combinazione di elementi genetici, biologici, psicologici e ambientali.

Avere una familiarità (anamnesi familiare positiva) per i disturbi d’ansia costituisce un fattore di rischio: è stato osservato che i figli di genitori con disturbi d’ansia hanno un rischio maggiore di svilupparli a loro volta; tuttavia, questo esito può dipendere sia da fattori biologici (squilibri in neurotrasmettitori come la serotonina e il GABA), da meccanismi epigenetici, dai processi di apprendimento implicito ed esplicito all’interno dell’ambiente familiare, così come dallo stile di attaccamento insicuro con i caregiver, genitorialità iperprotettiva o trascurante. Ad esempio, in un ambiente familiare iperprotettivo, le esperienze solitamente apprese nell’infanzia possono influenzare l’interpretazione cognitiva e la risposta emotiva ansiosa in certe situazioni.

La ricerca suggerisce che la genetica può avere un ruolo nell’aumentare la vulnerabilità all’ansia. Alcuni geni sembrano essere coinvolti nel funzionamento del sistema che regola la risposta allo stress, noto come asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Se questo sistema è particolarmente reattivo, la persona può tendere a interpretare situazioni neutre come minacciose o a reagire in modo eccessivo a eventi stressanti. Inoltre, le esperienze di vita possono modificare il modo in cui i geni funzionano attraverso processi chiamati meccanismi epigenetici. Ciò significa che eventi stressanti, soprattutto se precoci, possono aumentare nel tempo la vulnerabilità all’ansia. Le esperienze avverse vissute durante l’infanzia e l’adolescenza hanno un impatto particolarmente forte sul rischio di sviluppare ansia (tra queste esperienze citiamo ad esempio, abusi, trascuratezza, conflitti familiari, perdita di figure affettive importanti, bullismo o isolamento sociale).

Inoltre, livelli di stress intensi e cronici possono alterare i processi neuropsicologici relativi alla regolazione emotiva e alla valutazione delle minacce, favorendo dunque l’insorgenza e il mantenimento di sintomi ansiosi. Infatti, eventi stressanti che occorrono in diversi momenti di vita e non solo nell’infanzia (come ad esempio la fine di una relazione sentimentale, un cambiamento lavorativo, etc.)  rappresentano fattori di rischio ed eventi precipitanti che possono indurre l’esordio di disturbi d’ansia. Similmente, l’uso di alcune sostanze psicoattive può essere un fattore di rischio per l’aumento dei sintomi ansiosi.

Segnali di allerta: screening preventivo e interventi precoci

Lo screening per i sintomi ansiosi si può effettuare attraverso alcuni strumenti validati in letteratura che, attraverso poche domande, possono aiutare a identificare situazioni di rischio di esordio di disturbo d’ansia o di un aumento dei sintomi ansiosi (che possono poi accompagnare anche altri tipi di disturbi psichici).

Uno di questi questionari può essere il GAD-7, costituito da 7 domande a cui la persona deve rispondere su una scala da 0 a 3 con quale frequenza (da “mai” a “quasi sempre”) ha osservato certi sintomi nelle precedenti due settimane.  Le domande del GAD-7 si focalizzano sulla frequenza con cui si possono presentare alcuni sintomi dell’ansia, quali:

  • “sentirsi nervoso/a, ansioso/a o teso/a”,
  • “avere preoccupazioni eccessive”,
  • “difficoltà a rilassarsi”,
  • “irritarsi facilmente”
  • “essere molto irrequieto/a”.  

Questi sono esempi di segnali di allerta a cui è importante prestare attenzione. Altri segnali possono essere:

  • difficoltà a concentrarsi,
  • rimuginio intenso e pervasivo,
  • agitazione psicomotoria e sintomi fisici (tremori, vertigini, sudorazione eccessiva, tachicardia, dispnea),
  • sensazione di pericolo imminente e allerta continua,
  • faticabilità,
  • insonnia/ risvegli notturni,
  • tendenza ad evitare le situazioni temute.

È importante, accanto a questi strumenti di screening preventivo, affiancare un colloquio psicologico clinico gestito da uno psicoterapeuta o da uno psichiatra per una valutazione complessiva e accurata del proprio quadro clinico, che vada a considerare molteplici aspetti tra cui il riconoscimento di alcuni fattori di rischio (ad esempio, storia familiare per disturbi d’ansia, eventi stressanti occorsi, carenza di supporto sociale) e per effettuare una diagnosi precisa che includa anche l’approfondimento di eventuali patologie somatiche che possono influenzare i livelli di ansia e la presenza di sintomi ansiosi (ad esempio, l’ipertiroidismo). Lo screening, inoltre, è particolarmente indicato in alcune fasi di vita particolari, come ad esempio la gravidanza, il post-parto, la menopausa oppure in concomitanza di eventi di vita stressanti o cambiamenti rilevanti a livello personale e lavorativo.  A seguito di screening e valutazioni specifiche è quindi opportuno agire promuovendo interventi precoci che consentano di migliorare la sintomatologia, promuovere una migliore qualità di vita e ridurre il rischio di cronicizzazione.  Gli interventi precoci in psicoterapia possono agire sulla consapevolezza emotiva, sulle modalità di gestione dello stress e strategie di regolazione delle emozioni, nonché sulla promozione di alcuni fattori protettivi (ad esempio, l’attività fisica regolare e igiene del sonno, il supporto sociale).

FAQ

COME CAPIRE SE L'ANSIA È UN DISTURBO PATOLOGICO?

L'ansia diventa un problema clinico quando non è più una risposta adattiva a uno stimolo, ma si manifesta in modo troppo intenso e generalizzato, ostacolando la vita normale e spingendo la persona a evitare situazioni sociali o lavorative.

QUALI SONO I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO PER L'ANSIA?

I fattori principali includono la familiarità genetica, squilibri nei neurotrasmettitori, uno stile di attaccamento insicuro e traumi infantili come abusi, bullismo o gravi conflitti familiari. Anche eventi stressanti recenti, come la fine di una relazione o cambiamenti lavorativi, possono agire da innesco.

QUALI SONO I SINTOMI FISICI E PSICOLOGICI PIÙ COMUNI DELL'ANSIA?

A livello psicologico si osservano rimuginio intenso, tensione e irrequietezza; fisicamente il disturbo si manifesta con tachicardia, vertigini, sudorazione eccessiva, tremori e disturbi del sonno. Identificare questi segnali attraverso test come il GAD-7 è il primo passo per una diagnosi accurata.

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