A cura della redazione State of Mind

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Secondo un recente rapporto dell’OCSE del 2025 in collaborazione con la Commissione europea, in Europa il 20% della popolazione adulta ha riferito sintomi ansiosi e/o depressivi nel corso dell’anno. Questo dato risulta coerente con le stime dell’OMS che vedono disturbi d’ansia e depressione come la seconda causa di disabilità a lungo termine a livello globale. Tra i disturbi d’ansia, che possiamo quindi considerare disturbi psichici comuni e diffusi, vi è il disturbo d’ansia generalizzato. L’aggettivo “generalizzato” che ben definisce questo disturbo infatti rende immediatamente l’idea della pervasività e della generalizzazione dell’ansia in chi soffre di questa condizione.
Perché generalizzato? Anzitutto, perché le tematiche che caratterizzano l’ansia sono variabili e appunto generalizzate, spaziano tra diversi ambiti della vita dell’individuo: preoccupazioni insistenti e continuative su possibili problemi e scenari catastrofici in ambito familiare, sentimentale, economico, lavorativo, di salute, etc. Quindi i trigger dell’ansia sono molteplici e diversificati: routine da svolgere, responsabilità, incombenze economiche, questioni di salute propria o dei familiari, imprevisti, sciagure, lavoro, relazioni sociali, sentimentali, e così via. In altre parole, l’ansia è relativa a eventi o attività anche poco importanti che si teme di non saper gestire; ansia per pericoli molto lontani dalla quotidianità, che si verificano raramente, ma che vengono percepiti come imminenti e minacciosi.
La persona percepisce ed è consapevole di avere difficoltà nel gestire questi stati di ansia che sono molto pervasivi e occupano gran parte dello spazio mentale della persona.
La costante preoccupazione, sostenuta da un pensiero ripetitivo negativo (il rimuginio), è associata a un perenne stato d’ansia e ipervigilanza che ingenera ulteriori sintomi che impattano anche a livello corporeo, come aumento della tensione muscolare, difficoltà nel sonno, aumento dell’irritabilità e irrequietezza, affaticabilità, difficoltà di concentrazione, rendendo dunque la persona più vulnerabile a stati emotivi negativi. Inoltre, possono insorgere disturbi gastro intestinali o cefalee che contribuiscono a mantenere uno stato generale di malessere.
Considerando che le quote di preoccupazione e di ansia nelle nostre vite possono essere funzionali e non per forza patologiche, è importante capire quando l’ansia diviene un sintomo disfunzionale e il segnale di un vero e proprio disturbo. Nel caso dell’ansia generalizzata, le preoccupazioni e il rimuginio sono pervasive, molto intense e durano per più di 6 mesi. Chiedere un aiuto specialistico per ottenere chiarezza diagnostica è il primo passo se la persona percepisce un grado di malessere e compromissione della propria qualità di vita.
All’interno di un quadro psicoterapico più articolato e complesso che aiuta anzitutto la persona a comprendere i sintomi e il disturbo, il proprio modo di “funzionare” e i fattori che hanno fatto esordire e che mantengono il disturbo, vi possono essere alcune strategie su cui il terapeuta lavorerà con il paziente per aiutarlo a gestire l’ansia e il rimuginio.
Infatti, la mente ansiosa è spesso intrappolata in un labirinto di errori di valutazione: sovrastima la probabilità di eventi futuri negativi, sottostima la propria capacità di affrontare e tollerare l’evento temuto, si focalizza in modo selettivo sulle potenziali minacce. Questo stato costante di iper-vigilanza rimuginante sulle possibili minacce porta a un esaurimento fisico ed emotivo, con una grande sensazione di affaticamento e vulnerabilità.
Alcune di queste strategie possono essere:
Anche se la morsa dell’ansia può essere soffocante, può essere allentata e sciolta gradualmente con un aiuto specialistico: con la costruzione di maggiore consapevolezza, lavoro clinico e strategie efficaci, è possibile imparare gestire e affrontare l’ansia, recuperando benessere psicofisico e qualità di vita.
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