A cura della redazione State of Mind

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Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe.
Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini continui e ripetuti che intrudono nella coscienza, vengono percepiti come inappropriati e indesiderati e causano ansia e disagio nella maggior parte delle persone che le vivono (American Psychiatric Association, 2014). Le ossessioni sono “egodistoniche”, ovvero vengono percepite come estranee per il loro contenuto, fuori dal proprio controllo e dissonanti rispetto ai propri valori e alla visione della realtà che si possiede. Si configurano, inoltre, come continue aspettative di eventi negativi, ma poco probabili, talvolta non realistici ed irrazionali (ad esempio, contrarre l’HIV o una qualunque malattia infettiva sfiorando gli indumenti di un passante).
Le persone con DOC tentano di respingere o eliminare tali pensieri, ricorrendo ad altri pensieri o ad azioni, dette compulsioni.
Le compulsioni si presentano come comportamenti reiterati e osservabili (ad esempio, mettere in ordine, lavare, controllare) o azioni mentali (come contare o dire preghiere) che la persona si sente “obbligata” ad eseguire in risposta ad un’ossessione.
Esse sono inoltre finalizzate a prevenire situazioni minacciose e ad attenuare ansia e disagio provati, ma possono non essere razionalmente collegate alle situazioni o ai pensieri che intendono far evitare e risultano sproporzionate rispetto ad essi.
In alcuni casi, ad essere coinvolti nella messa in atto delle compulsioni sono anche i familiari di chi è affetto da DOC, sottoposti a continue richieste di rassicurazione riguardanti la corretta esecuzione dei rituali compulsivi, la possibilità che si verifichino sciagure o la propria sanità mentale.
Ossessioni e compulsioni rappresentano un significativo dispendio di tempo per quanti ne soffrono e ne inficiano la socialità, le relazioni familiari, il lavoro e la qualità di vita.
Nonostante il contenuto di ossessioni e compulsioni sia variabile tra gli individui, si possono comunque individuare temi e dimensioni tra esse comuni (APA, 2014):
Oltre a ricercare costanti rassicurazioni, la persona con DOC tende a mettere in atto una varietà di evitamenti nei confronti di quelle situazioni in grado di innescare i pensieri ossessivi. Evitare situazioni, contesti e stimoli specifici è una strategia “ingenua” utilizzata nel tentativo di controllare le ossessioni e non essere costretti a compiere le compulsioni. In realtà, gli evitamenti costituiscono solo un meccanismo di mantenimento del DOC, in quanto alimentano il disagio esperito, confermano i timori dei contenuti ossessivi e non rappresentano una strategia terapeutica.
Per contrastare le idee ossessive, altri individui possono attivare fenomeni di ruminazione, caratterizzati da una successione di pensieri di tipo negativo o depressivo, riguardanti il contenuto dell’ossessione (ad esempio, Perché ho avuto questo pensiero? Se l’ho pensato, allora significa che sono davvero così? Non riuscirò mai ad uscirne). In questo caso, si resta intrappolati in un circolo vizioso di ossessioni senza tuttavia superare il dubbio e la minaccia incombente associati all’ossessione.
La ruminazione ossessiva può avvenire in forma retrospettiva o anticipatoria. Nella ruminazione retrospettiva, si ripercorre con la memoria un evento già avvenuto per fare il punto su quanto si è fatto: per esempio, ricordare di aver chiuso a chiave la porta di casa. Nella ruminazione anticipatoria, invece, si immagina una situazione possibile per verificare che cosa si sarebbe disposti a fare per evitare rischi e minacce (ad esempio, se dimenticassi di chiudere a chiave la porta, direi per 7 volte le preghiere per scongiurare che chicchessia si introduca in casa mia).
Nel tentativo di dominare pensieri intrusivi dal contenuto simile a quello delle ossessioni, chiunque potrebbe ricorrere alle stesse strategie adottate da persone con DOC. La linea di demarcazione tra normalità e patologia è segnata dal movente tipico del DOC: la ricerca della prova certa che l’evento temuto non sia possibile.
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi ripetuti e involontari che generano forte disagio e ansia. Le compulsioni sono invece le risposte comportamentali o mentali (come lavarsi, controllare, contare o pregare) che la persona si sente obbligata a compiere per cercare di neutralizzare l'ossessione e sentirsi rassicurata.
Le manifestazioni cliniche variano ma si raggruppano in temi frequenti: il timore di malattie da contaminazione, l'ossessione per la simmetria e il perfezionismo, pensieri intrusivi di natura aggressiva o sessuale e il bisogno di accumulare oggetti. Un segnale tipico è la ricerca della "prova certa" che l'evento temuto non si verificherà.
È fondamentale evitare le strategie "ingenue" come l'evitamento o la ruminazione, che intrappolano il soggetto in un circolo vizioso. Il percorso consigliato è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, disponibile sia online che in presenza, capace di fornire strumenti scientifici per rompere i meccanismi di mantenimento del disturbo e migliorare il benessere quotidiano.
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