A cura della redazione State of Mind

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Quanti di noi sono stati attanagliati dal dubbio “Avrò spento il gas?”, “Ho chiuso a chiave la porta di casa?”, “Ho chiuso la macchina?”. E quanti di noi, almeno una volta, hanno fatto marcia indietro per fugare ogni dubbio?
Ragionando per analogia, potremmo paragonare i nostri dubbi alle ossessioni e i tentativi per dissiparli alle compulsioni, sintomi cardine del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications (Tseng, Poppenk, 2020), gli esseri umani avrebbero in media 6200 pensieri al giorno, tutti connessi a tematiche diverse e non sempre attinenti al contesto percepito. In tale flusso ideativo, le ossessioni rappresenterebbero la variante estrema di un funzionamento fisiologico della mente umana, fatto anche di intrusioni di pensieri, immagini e impulsi che tuttavia non interferiscono con il normale svolgimento della vita. Questo dato conferma che esiste un continuum tra normalità e patologia, e che la patologia non è qualcosa di “diverso” rispetto alla normalità, ma solamente qualcosa che succede “più spesso” (Spera, Mancini, 2021, p. 19).
L’ossessione, infatti, intrude e persiste nella coscienza più frequentemente di un pensiero “sano”, riproponendosi in qualche modo contro il volere dell’individuo: per questo motivo viene percepita come indesiderata, molesta e in grado di influenzare l’agire quotidiano, provocando ansia, angoscia e sfinimento. Non a caso, l’etimologia del termine ossessione deriva dal latino, obsidere, ovvero “mettere sotto assedio”.
La sensazione di “assedio” esperita dipende, tuttavia, non dall’ossessione in sé, quanto dall’importanza esagerata ed erronea attribuita all’ossessione. Il pensiero intrusivo non patologico, ovvero, diventa ossessione quando un individuo lo valuta non come pensiero, ma come realtà in potenza, come minaccia incombente, ovvero qualcosa di temibile che potrebbe realmente accadere.
L’individuo può mettere in atto alcune compulsioni, ovvero comportamenti osservabili o azioni mentali per respingere e neutralizzare le ossessioni. Anche il termine compulsione deriva dal termine latino, “compellere” che significa “spingere con forza”.
Possiamo individuare tre funzioni nelle compulsioni:
Le compulsioni possono essere di diverse tipologie:
Come spiegare la continua ripetizione delle compulsioni nelle persone affette da DOC, se i pensieri ossessivi non risultano intaccati né estinti?
Nonostante non vengano agite con piacere, le compulsioni consentono un’immediata attenuazione dell’ansia nel breve termine. Questo sollievo rischia di essere interpretato come una conferma del fatto che il rituale abbia sventato gli esiti negativi temuti. All’interno di questo cortocircuito cognitivo, l’ossessione, pertanto, continua a essere sopravvalutata come importante e pericolosa, in quanto in grado di influenzare gli eventi.
In realtà, un pensiero può unicamente influenzare le nostre emozioni, e pensare a un evento negativo non incrementa la probabilità che tale evento si verifichi. Allo stesso modo, i rituali e le compulsioni non evitano che le disgrazie accadono, anche se possono risultare rassicuranti.
Nel DOC si assiste ad un vero e proprio circolo vizioso, in cui si crede di mettere in atto le compulsioni per annientare fastidiose ossessioni, ma in realtà le ossessioni si confermano divenendo ancora più ardue da debellare.
Disinnescare il circolo vizioso del DOC è un processo che richiede motivazione e consapevolezza, ma soprattutto un supporto specialistico. Al momento, i dati suggeriscono che il trattamento di elezione nel DOC, sia in età adulta che in età evolutiva è costituito dalla terapia cognitivo-comportamentale, combinata con opportuna terapia farmacologica (Buonanno, Perdighe, Mancini, 2009; Kathmann et al., 2022).
Le compulsioni variano molto da persona a persona ma seguono schemi precisi. Le più comuni includono i rituali di pulizia e igienizzazione contro il timore della contaminazione, i controlli ripetuti (es. gas, serrature), l'attenzione ossessiva all’ordine e alla simmetria, e la costante richiesta di rassicurazioni ad amici e familiari.
Le persone con DOC ripetono le compulsioni perché queste garantiscono un'attenuazione immediata dell'ansia nel breve termine. Tuttavia, questo sollievo temporaneo crea un cortocircuito cognitivo: la mente interpreta la fine dell'ansia come la prova che il rituale ha davvero sventato un pericolo, rendendo l'ossessione ancora più persistente e minacciosa.
Per interrompere il circolo vizioso del DOC è fondamentale rivolgersi a un supporto specialistico. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è attualmente il trattamento di elezione. Attraverso questo approccio, il paziente impara a riconoscere le distorsioni del pensiero e a smettere gradualmente di utilizzare le compulsioni, riprendendo il controllo sulla propria vita quotidiana.
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